“Ho tanti amici gay” e altre scuse per discriminare

Il neo ministro per la famiglia e la disabilità ieri ha ben pensato di renderci ufficialmente partecipi delle sue idee retrograde e antidemocratiche, dichiarando “Le famiglie gay non esistono”. Vorrei cominciare invitando i miei lettori a riflettere su cosa diavolo sia una famiglia gay. Cos’è? Una comunità in affitto in cui vivono solo persone gay di ogni età? Una famiglia in cui tutti sono stati convertiti al gayanesimo? No, perché le parole sono importanti e, in effetti, Fontana non ha torto: le famiglie gay non esistono. Esistono le famiglie arcobaleno, le famiglie omogenitoriali, le coppie omosessuali unite civilmente, coppie che sono volate all’estero per la gestazione per altri, le coppie gay o lesbiche che hanno creato un nucleo famigliare con figli nati da precedenti unioni e chiedono a gran voce la legge sulla stepchild adoption…queste sì che esistono.

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E’ morto un bambino. Il caso di Alfie Evans per chi non sa tenere la bocca chiusa.

Quanto è difficile pronuciare o scrivere questa frase: è morto un bambino. Eppure credo che il nostro problema stia qui, nel punto esatto in cui diventiamo incapaci di arrenderci dinanzi alla morte e ci ostiniamo, siamo testardi, non ci importa di alcuna conseguenza, vogliamo solo che la morte non vinca. E’ una battaglia eterna questa e, per fortuna, la medicina e la scienza ci hanno aiutati a combatterla e a non farci più morire per l’influenza o la bronchite. Ma la ricerca scientifica non è ancora salita nel rango della santità e per fare miracoli, triste dirlo, serve ben più di un genitore coraggioso.

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Charlie Gard e la sua spina

Cominciamo con i problemi delle parole: Charlie non è un’aspirapolvere, né un frullatore, quindi nessuno gli staccherà la spina. I giornali titolano “al piccolo domani sarà staccata la spina”. Charlie non ha una spina che gli trasmette l’elettricità di cui ha bisogno per funzionare, non la possiede. Alle macchine che gli danno sostegno vitale verrà staccata la spina, non a lui. Io ci credo sempre che impariamo a parlare bene delle cose, soprattutto degli argomenti così delicati.

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“Ancora co’ sto Pride?” “Sì!”

“Non riesco a capire queste manifestazioni sguaiate e volgari, non c’è più motivo”, dice la signora Maria su Facebook commentando una videointervista fatta durante il Milano Pride; “Per essere orgogliosi bisognerebbe rivedere il concetto di dignità – aggiunge tale Luca – da quel che vedo siamo al livello di checche isteriche e dementi”. Beh, si sa, sui social a volte ci si lascia prendere la mano, ma la cosa più curiosa di questi due commenti è che Continua a leggere

Vaccini obbligatori: perché sì, ma anche perché no.

Dice mia nonna che quando era giovane lei “mica ci stavano tutte ‘ste medicine di mo’”, se un bambino s’ammalava prima si passava da tutto il vicinato, ognuno coi suoi rimedi, e poi si chiamava il medico e pure il prete, ché non si sa mai; “voi siete diventati fragili – dice mia nonna che prende quattro pillole al giorno – non lo vedi che tieni il raffreddore ogni cinque minuti?”. Sarà, ma per fortuna il peggio l’ho scampato grazie ai vaccini che ho fatto da piccolissima. Continua a leggere

Un “vaffanculo” per guarire dal cancro: i profeti della menzogna

Ma qualcuno vorrà spiegarmi perché ci ostiniamo a chiamarla “medicina alternativa”? Perché non è una roba tipo “eh sa, io sono un’astrattista, ma non dipingo in modo tradizionale, dipingo con le dita dei piedi e con le punte dei capelli perché è un’ottima alternativa e il risultato è comunque un bellissimo quadro”. No. Qui siamo a quel livello per cui per darsi un minimo di credibilità si utilizza il termine “curativo” per qualunque cosa, inclusa una miriade di sistemi per i quali non esiste comprovata efficacia, molti dei quali nemmeno sottoposti a un qualche tipo di verifica.

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L’otto per me (per noi?)

Faccio uno speciale coming-out socio-politico: a me la Giornata Internazionale della Donna piace. Un po’ perché la chiamano festa e io farei una festa praticamente per quasi tutto (per gli uomini, per i cani, per le ciambelle al cioccolato, festa del sushi e della pizza, la festa del gelato alla fragola e così via…), un po’ perché oggi mi sveglio e mi trovo la casa tappezzata di post-it e poesie. E questo accende un pensiero davvero importante per tutti e tutte, un prurito che il femminismo dell’ultima ora mi provoca incessantemente, un errore di linguaggio che non posso tollerare.

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